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Francesco Totti e Javier Zanetti |
Chi vincerà, questa sera, tra Roma e Inter? E chi vincerà le prossime elezioni?
Noi italiani, da sempre, siamo famosi per essere il popolo di quelli che dimenticano.
Dimenticano i grandi disastri; sarebbero pronti, il giorno dopo, a sostenerne gli autori.
Ci auguriamo che questa fase si concluda al più presto, così da poter ritornare
ad essere quelli di Dante, Boccaccio, Petrarca. E non solo spaghetti e mandolino.
Davanti alle grandi difficoltà, c'è, però, una passione che accomuna tutti e che riesce a
distogliere l'attenzione dalla realtà: il calcio.
Grazie ai social network, però, sembra che ci siano ben alte, altre e più importanti questioni
sulle quali tutti possono e vogliono dire la propria: quelle politiche.
Un bene, perchè sicuramente la rete riesce a dare a tutti la possibilità di leggere un quotidiano.
Con conseguente analisi personale della tematica ics.
Un male, perchè le discussioni politiche sembrano essersi spostate dalle piazze alle stanze
virtuali della rete.
Come sempre accade durante le campagne elettorali, buona parte dei competitor politici
tentano di accreditarsi la simpatia delle nuove generazioni, sbandierando la parola giovani.
Un vocabolo che dovrebbe esser caro a tutti e che invece da tutti è manomesso.
Sembra che l'esigenza di un ricambio generazionale sia svanita con la conclusione delle
primarie del centrosinistra. Il Pd è riuscito, comunque, a garantire che la fase del
rinnovamento si avviasse.
Tutti invocano, sperano, vorrebbero che le nuove generazioni spariglino le carte e si creino,
da soli, delle opportunità.
Ad occhio e croce, questo potrebbero verificarsi tra una decina d'anni.
Quando l'attuale classe dirigente avrà esaurito idee ed energie e quando i giovani d'oggi
saranno, forse, in possesso di quelle conoscenze che gli permetterebbero di gestire la grande
macchina italiana.
Purtroppo, le speranze si riducono ancor di più. Per rovesciare la situazione attuale,
servirebbe che chi dovere sentisse la responsabilità di mettere a nostra disposizione capacità e
competenze acquisite.
Non è pensabile una nuova classe dirigente senza un'adeguata fase di formazione.
I luoghi deputati, una volta, a svolgere questo compito (i partiti), oggi, sono diventati
semplici luoghi di incontro tra pensionati, per una partitella a carte. Scopa!
Non che prima non lo fossero. Ma si faceva anche altro. I partiti, seppur quelli della prima
repubblica, erano ben altro.
Potremmo chiamare a raccolta tutta l'attuale classe dirigente e risolvere il problema.
Non è così facile. Buona parta dell'attuale è frutto di quel vuoto creatosi dopo tangentopoli.
Periodo già durante il quale i partiti iniziavano a svuotarsi. Di protagonisti e di idee.
Chi potrebbe insegnare è, ahinoi, fuori dalla scena politica.
Ma se richiamassimo a raccolta qualche ''vecchio'' esponente politico troveremmo
sicuramente qualcuno che esordirebbe in questo modo: ''Di nuovo loro?''.
Partirebbe, così, l'ennesimo disco rotto della società italiana. Quello della polemica
fine a se stessa. Senza la voglia di mettersi in discussione e di competere.
E di imparare. Forza Roma!